giovedì 24 febbraio 2011

l'insegnamento della religione cattolica e l'educazione alla convivenza civile

Il corso regionale di formazione degli insegnanti di religione della sicilia è iniziato nel segno del dialogo interreligioso e dell'educazione interculturale. il corso quest'anno si tiene a Mazara, città simbolo del dialogo interreligioso e interculturale. dalle prime relazioni emerge l'urgenza di attivare nella scuola seri percorsi di educazione interculturale. L'IRC ha il compito di promuovere e sostenere il percorso formativo nell'ottica di una trasversalita interdisciplinare. Aiutare le altre discipline a fare un salto di qualità, passando dalla logica dell'accoglienza fine a se stessa, a quella dell'amore: "non solo accogliere lo straniero, ma amarlo perchè in Cristo Egli è mio fratello". L'IRC ha i presupposti epistemologici per agevolare il passaggio dalla multiculturalità all' interculturale.

lunedì 31 gennaio 2011

Dove è finita l'agognata "Scuola Serena"?


Oggi emerge, in maniera sempre più rilevante, che il sistema educativo italiano sta attraversando un periodo di crisi. Di fronte a tale situazione s’invoca una presa di posizione per arginare questa incresciosa problematica, però, spesso, prospettando soluzioni estreme. In tale situazione il paradosso è rappresentato dai pregiudizi e dalle soluzioni indicate da coloro che non si occupano né di scuola, né di educazione. Questi si presentano, sovente, come maestri dell’educazione e competenti nella gestione della scuola, prospettando soluzioni rigide, repressive e selettive. Nella maggior parte dei casi si tratta di giudizi e soluzioni che appartengono a un immaginario collettivo di scuola e di sapienza educativa da era “Megalitica”, quando il sistema scolastico italiano era caratterizzato da un carattere eccessivamente rigido, repressivo e selettivo. Un sistema educativo che tutti i pedagogisti e i più illuminati politici hanno voluto cambiare, prospettando e attivando processi di riforma del sistema scolastico italiano, a partire dall’istituzione della scuola media unica. Nel processo legislativo di riforma del sistema scolastico si prospettava una scuola per tutti, ma, soprattutto, s’invocava una “scuola serena”, dove ogni persona poteva essere educato, formato, istruito e, quindi, orientato per la piena realizzazione di sé. La scuola italiana, a partire dalla riforma della scuola media del 1962, si presentava alla classe dirigente come la possibilità per mantenere il proprio status, invece, alle classi meno abbienti come l’opportunità per potersi elevare socialmente. Dunque, tutta la società italiana era interessata a non essere esclusa dal sistema scolastico, in quanto, l’eventuale esclusione, per le classi più agiate avrebbe significato perdere lo status dirigenziale e per i meno abbienti l’opportunità di raggiungere tale status. In altri termini, la desiderabilità dell’inclusione nel sistema educativo della scuola è stata la condizione unica per trarre benefici dall’istruzione, fino a quando, però, c’è stata una moderazione nell’accesso alla scuola. Pertanto, la sola minaccia dell’esclusione dal sistema scolastico era un deterrente per un comportamento confacente alle norme, sia per quanto riguardava il conseguimento dei risultati negli apprendimenti, sia per ciò che atteneva alla disciplina. Un voto negativo nel comportamento aveva delle ripercussioni negative sulla permanenza all’interno del sistema scolastico e costituiva una sanzione grave. Con un sette in condotta si poteva pregiudicare il regolare avanzamento negli studi. In altri termini, il voto negativo rappresentava una minaccia non in sé, ma perché poteva generare effetti negativi sul piano sociale. Questo sistema selettivo, sanzionatorio e repressivo si voleva abolire, si desiderava fare della scuola un ambiente motivante, orientante, capace di fare sviluppare negli studenti le competenze necessarie per l’inserimento nella società che si stava avvicinando al ventunesimo secolo. Quel tipo di scuola fece proprie, nei dettami legislativi, le migliori teorie pedagogiche, per far sì che si creasse una”scuola serena” a misura di studente, capace di formare “uomini e cittadini”. Di fronte al presunto fallimento di questo modello, ammesso che sia mai stato realizzato nella scuola, s’invoca un ritorno al passato! Si prospettano soluzioni rigide e repressive, nell’intenzione di ristabilire l’ordine “primordiale”. Ci chiediamo se può bastare la minaccia di bocciatura o il voto negativo in condotta per migliorare l’attuale sistema scolastico. Le ricerche in ambito psicologico ci hanno dimostrato che soggetti ai quali sono stati applicati metodi repressivi per farli desistere da un comportamento deviato, hanno, invece, reiterato e aumentato i comportamenti scorretti. Skinner, in questo caso, parla di rinforzi negativi nel comportamento. In altri termini, si è costatato che con tali metodi si genera, spesso, un circolo vizioso che può portare a degli effetti più nefasti. Con ciò non voglio dire che ci si deve appiattire in un semplicistico libertinaggio disciplinare e sull’anarchia generalizzata, ma sono fermamente convinto che la scuola debba attivare un processo educativo motivante. Quello che si constata oggi è una forte delusione nei confronti del sistema scolastico che, spesso, genera demotivazione e frustrazione negli studenti e in quanti operano nella scuola. La minaccia repressiva della bocciatura o del voto in condotta non riesce più a essere un valido deterrente motivazionale, in quanto, quella desiderabilità dell’educazione scolastica dalla quale dipendeva l’efficacia sanzionatoria del voto in condotta è andata in crisi. Tale crisi si è generata non solo dal superamento sociale di questo modello, ma anche dalla sostituzione, più o meno rilevante, di un sistema di valori di riferimento, un tempo erano accreditati nella scuola. Oggi i valori di riferimento non tendono più all’ascesa sociale finalizzata al raggiungimento di uno status che migliori il proprio tenore di vita, ma il riferimento valoriale cui si tende è quello del consumo dei beni e dell’avidità di denaro, giustificando qualsiasi mezzo per il raggiungimento di tale fine. Un altro aspetto demotivante per gli studenti è rappresentato dal disagio generalizzato, di fronte a tanta sofferenza interiore non c’è voto in condotta o bocciatura che possa scoraggiare da comportamenti scorretti. La minaccia del voto negativo in condotta con la conseguente bocciatura, invece di motivare stanno facendo registrare un incoraggiamento all’abbandono della scuola. Di conseguenza, alla dimensione socializzante del sistema scolastico, spesso, si sostituisce una socializzazione degli emarginati fuori dalla scuola. Dunque, sembra che nel sistema scolastico italiano si stia generando una specie di circolo vizioso. Il modello repressivo-sanzionatorio dovrebbe riportare all’ordine “megalitico”, ma, invece, assistiamo a un aumento delle trasgressioni che si voleva arginare, non solo, i risultati negli apprendimenti, tendono ad attestarsi su un livello medio-basso. Di fronte a tutto ciò quale può essere la soluzione? Quale modello di scuola prospettare? Penso che nessuno abbia una ricetta pronta, soprattutto i pedagogisti e tutti quelli che si occupano seriamente di scuola. Il pedagogista, poi, non è colui che deve scrivere ricette da applicare, ma, piuttosto, egli ha il compito di mettere in luce gli elementi di criticità dei sistemi e prospettare possibili soluzioni, con la consapevolezza che tali possibili prospettive non hanno e non potranno mai avere il carattere di infallibilità. A questo punto, mi pare importante affermare che la prima verità da tenere presente è l’impotenza degli addetti di fronte al mutamento della società. Oggi ci troviamo immersi in un contesto sociale in continuo mutamento, con ritmi evolutivi esageratamente accelerati, dove è difficile capire, prima di tutto, i fenomeni, immaginiamo come possa essere ancora più complicato prospettare un modello scolastico capace di arginare gli effetti patologici di tali fenomeni. Penso che la prima cosa da fare sia quella di ripartire dall’educazione e dai suoi valori di riferimento. Poi, ritengo importante, che si debba ripensare alla scuola come realtà dove s’intessono relazioni e come luogo privilegiato per l’educazione, la formazione e l’istruzione. Sono convinto che soltanto una relazione autentica tra tutti gli attori della scuola possa spezzare quel circolo vizioso che si sta generato nel sistema scolastico italiano. A qualcuno potrà apparire come un’utopia, ma, per la scuola del ventunesimo secolo, mi piace pensare a un modello di “scuola serena”, dove a fondamento del processo didattico sia messa l’etica dei valori della dignità della persona umana, affinché ogni attore del sistema scolastico possa sentirsi accolto e valorizzato per quello che è. Una scuola dove ogni cosa e atteggiamento sia teso alla valorizzazione della dignità della persona umana e abbia come sistema di riferimento non il voto fine a se stesso, ma il processo dove conta di più cosa, dove e come apprendono gli alunni. Penso che oggi per le scuole ci siano maggiori opportunità, rispetto al 1962, per realizzare una “scuola serena”, la prima è rappresentata dalla legge sull’Autonomia. Sono poche le scuole che stanno prendendo sul serio le opportunità che offre loro questa legge, per far sì che si costruisca una scuola a misura di persona! Nella scuola del ventunesimo secolo si deve abbandonare la logica sanzionatoria e adottare, invece, quella della promozione e valorizzazione della persona umana, per di attivare un processo didattico motivante che conduca gli studenti allo sviluppo di competenze, secondo una direttrice esponenziale che proceda dal “sapere, al saper fare, per ESSERE”. Ma per realizzare tutto questo il presupposto deve essere quello del paradigma di una “SCUOLA SERENA”.

giovedì 16 dicembre 2010

LE RELAZIONI AUTENTICHE

Ogni persona si pone interrogativi fondamentali sulla propria e altrui condizione umana. Oggi non è facile instaurare relazioni autentiche e sincere. Spesso assistiamo a un’atrofia nelle relazioni tra le persone, conseguenza di quei preconcetti che si sviluppano negli uomini a causa di esperienze infauste nei rapporti fondamentali della vita quotidiana: in famiglia, a scuola, nel posto di lavoro, nelle comitive. Ci chiediamo, spesso, chi siamo? Da dove veniamo? Siamo solo forma o anche sostanza. Siamo solo materia o siamo anche spirito. Siamo persone! Abbiamo un’anima, uno spirito e un corpo! Siamo essere relazionali, creati per entrare in relazione. È la relazione autentica e sincera con altre persone che ci rende felici! La ricorrenza del Natale è la festa che ci ricorda la relazione tra Dio e l’uomo. A Natale dobbiamo prendere consapevolezza dell’importanza della relazione tra le persone, siamo chiamati a chiederci in che modo ci rapportiamo con gli altri; in maniera autentica e sincera o con ipocrisia e doppi fini? Gli altri si aspettano da noi autenticità e sincerità, non sempre siamo pronti. Il Natale può essere un’occasione di cambiamento verso relazioni autentiche e sincere, perché a “NATALE SI PUÒ…!” (clicca qui)

martedì 7 dicembre 2010

UN ALTRO PASSO AVANTI VERSO IL POTENZIAMENTO DELLO STATUTO EPISTEMOLOGICO DELL’IRC


Pubblicate le nuove indicazioni nazionali

Sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale le indicazioni per il raggiungimento dei traguardi per lo sviluppo delle competenze (TSC) e degli obiettivi di apprendimento (OA) per l’IRC. Questa tappa rappresenta un passo importante del cammino di definizione dello statuto epistemologico dell’insegnamento della Religione Cattolica. Le grandi novità non riguardano tanto i contenuti, ma l’impianto metodologico e comunicativo che collocano le indicazioni all’interno del percorso di rinnovamento della scuola italiana, rappresentato dalla legge sull’autonomia scolastica, ma anche da tutto il processo di riforma della scuola italiana. Dunque una disciplina tesa alla dimensione locale, europea e globale che tiene conto dell’orizzonte culturale e pedagogico entro il quale sono state formulate le indicazioni, con un’attenzione specifica alle esigenze educative e formative dell’attuale realtà scolastica. Nella progettazione dei piani didattici, l’autonomia rappresenta la bussola orientativa per navigare nel mare della complessità educativa e formativa in cui si trova oggi la nostra scuola. Le nuove indicazioni non hanno un impianto prescrittivo, ma orientativo, questo significa che è necessario comprendere lo spirito con il quale sono state formulate. Basta leggere il paragrafo introduttivo delle indicazioni per la scuola dell’infanzia e intuire subito dentro quale sfondo ci dobbiamo muovere: «le attività in ordine all’insegnamento della religione cattolica, per coloro che se ne avvalgono, offrono occasioni per lo sviluppo integrale della personalità dei bambini, aprendo alla dimensione religiosa e valorizzandola, promuovendo la riflessione sul loro patrimonio di esperienze e contribuendo a rispondere al bisogno di significato di cui anch’essi sono portatori». Da ciò ne consegue che l’IRC si colloca dentro le finalità della scuola e vi si inserisce come disciplina che, insieme alle altre, contribuisce allo sviluppo integrale della persona, a partire dagli alunni dell’infanzia fino agli studenti della secondaria di secondo grado, in un percorso educativo teso alla valorizzazione della dimensione religiosa, culturale, educativa. In altri termini, l’IRC è chiamata a dare senso e significato a tutto quello che lo studente fa, alle proprie scelte, al proprio progetto di vita, alla sua stessa esistenza. Alla luce delle N. I. cambia anche la modalità di progettazione didattica, si deve, necessariamente, passare dall’impostazione comportamentista di matrice skinneriana, a una di tipo cognitivista. I TSC e gli OA rappresentano dei nuclei indicativi attorno ai quali elaborare la propria progettazione didattica personalizzata, perché riferita non a individuai astratti, ma a persone reali che vivono qui e ora nel travaglio della vita e che aspettano la prospettiva di orizzonti di senso e significato. Nella fase di progettazione non si può prescindere da alcuni parametri fondamentali:

Ø Lavorare per competenze

Ø Attenzionare la dimensione educativa

Ø Autonomia

Ø Cooperazione

Lavorare per competenze: significa abbandonare la logica di una didattica trasmissiva centrata sulla disciplina e sul docente, per adottare una didattica dell’apprendimento centrata sull’alunno, dunque, compito del docente sarà quello di aiutare l’alunno ad “Imparare a imparare”. Attenzione alla dimensione educativa: significa ridare dignità alla scuola, riscoprire e valorizzare la sua finalità, che non è principalmente l’istruzione e la formazione, ma l’educazione. In altri termini, istruzione e formazione sono funzionali alla crescita integrale della persona umana. La crescita è frutto di un processo educativo che attraverso le conoscenze fa sviluppare abilità e competenze. Tutto ciò può avvenire solo all’interno di una relazione educativa tra docente e alunno. È tramite le discipline che la scuola educa, nella fattispecie l’IRC lo fa attraverso la sua specificità, curando la dimensione religiosa degli alunni. Dunque, diventare competenti in ambito religioso significa acquisire le conoscenze, le abilità, il linguaggio della religione cattolica, per comprendere, interpretare, interagire, saper rispondere, essere capaci di scegliere in modo responsabile e consapevole. La competenza nella dimensione religiosa consente di vedere, con speranza, oltre e interrogarsi su ciò che sta al di là dell’immediato. La competenza religiosa dà l’opportunità di interpretare l’esistenza umana nella prospettiva del futuro, che va oltre la propria storia umana, aprendo la persona all’infinito e al trascendente. La competenza religiosa fornisce alla persona gli strumenti necessari per leggere e interpretare la dimensione socio-culturale della società in cui si vive. La competenza religiosa fa comprendere l’esperienza di fede di tanti uomini, aiuta a comprendere la propria e altrui fede religiosa, ma anche a saper rendere ragione di questa fede, senza scadere in una spicciola e preconcetta apologia. Le nuove indicazioni sono uno strumento orientativo che l’IDR deve saper maneggiare per attivare un processo educativo di crescita culturale, religiosa e civile.

sabato 13 novembre 2010

EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO


Il ventotto ottobre 2010 la chiesa Italiana ha emanato gli orientamenti pastorali per il prossimo decennio. Nei prossimi dieci anni la Chiesa vorrebbe arginare e fare rientrare lo stato di emergenza educativa che tanto preoccupa i nostri vescovi, ma anche tutti coloro che a qualsiasi titolo si occupano di educazione. Gli orientamenti rappresentano un punto di partenza dal quale partire per affrontare la "sfida educativa" che la "mediocrità" sociale e l'ideologia del "nulla" sta lanciando a tutti gli uomini veri del XXI secolo. (scarica il documento)

lunedì 8 novembre 2010

Educare nel mondo dell'immagine

Educare nel mondo dell’immagine è il tema che Mercoledì 3 Novembre 2010 Mons. Calogero Peri, vescovo di Caltagirone, ha affrontato presso il teatro comunale “Garibaldi” di Piazza Armerina, in occasione dell’apertura dell’Anno Accademico 2010 – 2011 dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Mario Sturzo”. L’evento ha coinvolto, oltre i docenti e gli studenti dell’Istituto, molte autorità, laici e presbiteri della Diocesi di Piazza Armerina e Caltagirone. Nel presentare la sua relazione Mons. Peri ha tenuto presenti due domande: da dove veniamo? Verso dove siamo diretti? Nel rispondere a queste domande ha enunciato tre tappe del processo comunicativo, il quale ha inizio con la cultura orale, cioè un modello di trasmissione selettivo e ripetitivo che vedeva coinvolti una molteplicità di soggetti, i quali imparavano a memoria soltanto ciò che del messaggio interessava trasmettere creando così quelli che a noi sono rimasti come “detti”; a questa è succeduta la cultura scritta, cioè un modello di comunicazione più riflessivo e che lascia spazio ad una trasmissione più vasta e non più selettiva. Il messaggio scritto è più pensato e lascia pensare e costituisce una forma mediata e non più immediata di comunicazione; infine oggi prevale, e continuerà a prevalere sempre più, la cultura dell’immagine, ossia un processo comunicativo veloce, comodo, che rompe le catene dello spazio e del tempo. Si tratta dei nuovi mezzi di comunicazione che permettono oggi all’uomo di trasmettere in modo sincronico, e non più diacronico, e anonimo ciò che vuole. Mons. Peri, dopo aver relazionato in modo semplice e schematico dei concetti che ci coinvolgono tutti, ha lanciato una provocazione: se è possibile fare di questa nuova cultura una possibilità? Si tratta di una sfida educativa che i teologi di oggi e gli uomini di cultura devono cogliere perché questa sfida si trasformi in una opportunità.

SILVIA INGLESE

venerdì 5 novembre 2010


Un giorno un non vedente era seduto sul gradino di un marciapiede con un cappello ai suoi piedi e un pezzo di cartone con su scritto:
«Sono cieco, aiutatemi per favore»
Un pubblicitario che passava di lì si fermò e notò che vi erano solo alcuni
centesimi nel cappello. Si chinò e versò della moneta, poi, senza chiedere il permesso al cieco, prese il cartone, lo girò e vi scrisse sopra un'altra frase. Al pomeriggio, il pubblicitario ripassò dal cieco e notò che il suo cappello era pieno di monete e di banconote. Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo e gli domandò se era stato lui che aveva scritto sul suo pezzo di cartone e soprattutto che cosa vi avesse annotato. Il pubblicitario rispose:
"Nulla che non sia vero, ho solamente riscritto la tua frase in un altro
modo". Sorrise e se ne andò.
Il non vedente non seppe mai che sul suo pezzo di cartone vi era scritto:
«Oggi è primavera e io non posso vederla».
Morale:
Cambia la tua strategia quando le cose non vanno molto bene e vedrai che poi
andrà meglio. Se un giorno ti verrà rimproverato che il tuo lavoro non è stato fatto con
professionalità, rispondi che l'Arca di Noè è stata costruita da dilettanti e il Titanic da professionisti....
Per scoprire il valore di un anno, chiedilo ad uno studente che è stato
bocciato all'esame finale.
Per scoprire il valore di un mese, chiedilo ad una madre che ha messo al
mondo un bambino troppo presto.
Per scoprire il valore di una settimana, chiedilo all'editore di una rivista
settimanale.
Per scoprire il valore di un'ora, chiedilo agli innamorati che stanno aspettando di vedersi.
Per scoprire il valore di un minuto, chiedilo a qualcuno che ha appena perso
il treno, il bus o l'aereo. Per scoprire il valore di un secondo, chiedilo a qualcuno che è
sopravvissuto a un incidente. Per scoprire il valore di un millisecondo, chiedilo ad un
atleta che alle Olimpiadi ha vinto la medaglia d'argento. Il tempo non aspetta nessuno. Raccogli ogni momento che ti rimane, perché ha un grande valore. Condividilo con una persona speciale, e diventerà ancora più importante.
(L'origine di questa poesia è sconosciuta ma porta fortuna a coloro che la mandano in giro (e poi è carina!).
Non tenerla per te, ma inviala a tutti quelli a cui auguri Fortuna!