mercoledì 8 luglio 2009

KAROL PIETRA DEL TERZO MILLENNIO


TERZO CAFFÈ LETTERARIO UCIIM SEZIONE DI BARRAFRANCA

La terza edizione del caffè letterario della sezione UCIIM di barafranca, con il quale i soci concludono l'anno associativo, quest'anno è stato dedicato alla figura di Giovanni Paolo II. Tradizionalmente il caffè letterario è dedicato all'educazione, quindi viene presentata la figura di un educatore come modello da imitare nell'azione educativa che gli ucimini svolgono quotidianamente. La figura di Giovanni Paolo II è stata rivisitata attraverso la presentazione del libro di poesie della poetessa Rosa Anna Asaro (Karolo Pietra del terzo millennio), seguita da un recital di poesie tratte dalla composizione.


PREMESSA

Gli uomini provano emozioni e sentimenti! Ma se proviamo a dare una definizione di ciò, non sempre ci viene facile, non sempre siamo in grado di trovare le parole giuste per esprimere il linguaggio dell’anima, dello spirito. Non sempre siamo capaci di definire ciò che sentiamo vibrare dentro la nostra anima, dentro il nostro cuore. La poesia, così come qualsiasi altra tipologia di arte, è una modalità per esternare le sensazioni, le emozioni, i sentimenti che proviamo. Attraverso la poesia quell’attimo emotivo si materializza, prende forma, è immortalato, attraverso la poesia la leggerezza e l’invisibilità dello spirito si rende visibile attraverso la “lettera del testo. Ovviamente, mentre tutti siamo capaci di provare emozioni, solo alcuni possiedono il dono del poetare, taluni risultano particolarmente sensibili e capaci di dare forma alle emozioni. La poesia, sostengono gli esperti, ha un grande potere catartico, per cui chi si accosta al testo poetico innesca un processo d’identificazione che a volte raggiunge una profondità così rilevante da suscitare nel lettore delle emozioni molto forti, al punto da identificarsi con il contenuto del testo. La bellezza della poesia sta proprio qui, un testo che è uguale per tutti, per il poeta che lo ha generato, per il critico, per il profano, ma che suscita in ognuno sensazioni, emozioni e sentimenti unici e irripetibili. La poesia, è una forma artistica che potremmo definire come la porta attraverso la quale il mondo interiore comunica con la realtà esteriore, una modalità attraverso la quale il nostro spirito comunica con la nostra materia per mezzo della “lettera”!

KAROL PIETRA DEL TERZO MILLENNIO

La raccolta di poesie, "Karol Pietra del Terzo Millennio" ci presenta la figura straordinaria di un grande uomo del nostro secolo e, per noi credenti, un uomo di profonda fede che attraverso la sua azione missionaria è stato capace di generare entusiasmo, gioia, speranza, ma soprattutto fede in quanti hanno avuto la fortuna di incontrarlo, in quanti hanno ascoltato la sua parola, una parola che gli veniva dettata dall’Alto, dallo Spirito.

L'autrice, Rosa Anna Asaro, attraverso le varie composizioni fa compiere al lettore un viaggio ideale che lo immerge in un itinerario spirituale, di fede, missionario. Lo stesso che compie Giovanni Paolo II, a partire dagli anni della formazione fino alla fine del suo pontificato. Il tutto arricchito da un splendida raccolta fotografica. L’autrice, ci presenta in questo itinerario l’uomo di cultura, l’uomo di fede, l’uomo educatore. La figura di Giovanni Paolo II viene presentata come quella di colui che incarna pienamente gli insegnamenti di Cristo (potremmo dire un santo). Nelle varie composizioni emergono con forza i temi della pace, della solidarietà, della fratellanza, della speranza, dell’educazione. Attraverso la lettura dei versi sembra riecheggiare la voce, a volte calda, amorevole, passionale, incoraggiante, a volte tuonante, come ad Agrigento, del nostro amato Giovanni Paolo II Questo Papa, Veramente, è stato per la Chiesa del ventunesimo secolo una Pietra sulla quale costruire un nuovo edificio.

giovedì 14 maggio 2009

INSIEME COSTRUIAMO IL NOSTRO FUTURO


TUTTI INSIEME ANIMATAMENTE

La nostra società globale si caratterizza anche come società della conoscenza, dove non è solo importante acquisire un relativo bagaglio conoscitivo, ma soprattutto abilità e competenze. Quello che gli esperti definiscono come “imparare a sapere fare e imparare a saper essere”. Alla luce di ciò, diventa importante definire anche i tempi dell’educazione. Un tempo l’istruzione aveva una durata ben definita, circa tredici anni per arrivare al diploma o diciotto fino alla laurea. Oggi il tempo della formazione e dell’educazione non è più circoscrivibile in tempi delimitati, gli esperti parlano di educazione permanente, quindi di educazione per tutta la vita. Secondo questi principi pedagogici si viene a delineare un processo educativo che dura tutta la vita, in una continua riqualificazione di quanto appreso in età scolare. La finalità è di consentire a tutti di integrarsi nell’attuale società della conoscenza: una società globale, multietnica, multiculturale, multireligiosa, una società in continuo mutamento, sempre più evoluta, tecnologica, digitale. Alla luce di quanto detto si capisce ancora meglio la finalità del percorso progettuale attivato dal centro EDA di Paternò all’interno del PON Obiettivo G 1, nella fattispecie il modulo “Tutti insieme animatamente”. Il suddetto modulo vede impegnati venti corsisti che si stanno formando in un percorso didattico incentrato sullo studio di argomenti di psicologia delle relazioni, pedagogia, metodologie per la conduzione dei gruppi, ecc. Quanto presentato è un esempio di come la scuola italiana si sta inserendo nel solco del cammino intrapreso dall’UE e che deve portare i cittadini dell’Unione verso alti livelli di competenze.

sabato 11 aprile 2009

L'insegnamento della religione cattolica: un contributo all'educazione delle nuove generazioni nel contesto dell'Europa

L’inizio del XXI secolo si sta caratterizzando come periodo globale, multiculturale, multietnico e multireligioso, venendo a determinare una società sempre più complessa. La complessità cela una duplice realtà, da un lato può essere una ricchezza, un potenziale, un insieme di risorse da valorizzare, dall’altro lato può generare confusione e smarrimento, apatia, frustrazione, paura. In questa realtà siamo chiamati a operare come educatori delle nuove generazioni, in questa società locale ed europea, l’IRC (Insegnamento Religione Cattolica) è interpellata per dare un contributo all’educazione delle nuove generazioni. All’IRC è chiesto di essere nella scuola europea disciplina con un suo preciso statuto epistemologico, pur rimanendo fedele alla sua peculiarità. L’IRC è una disciplina che ha un suo statuto epistemologico, seppur ancore in nuce e non completamente enucleato, contemporaneamente è una disciplina che ha come impianto contenutistico quello della dottrina cristiana, questo non per volontà della Chiesa, ma in virtù di una legge dello stato italiano, frutto del concordato. Su questi temi si sono confrontati gli insegnanti di religione cattolica, formatori dei formatori, delegati delle diciotto diocesi siciliane presenti al VI corso regionale di aggiornamento tenutosi ad Acireale dal 25 al 28 marzo 2009. Gli ambiti e le tematiche oggetto di studio sono stati le seguenti: L’IRC e l’educazione dei giovani nella complessità della società globale. La dimensione sapienziale dello studio: una proposta (don A. Franco); L’IRC e i percorsi di apprendimento nella società complessa (Prof.ssa C. Sirna); La proposta cristiana e la ricerca della propria identità in un contesto interreligioso (don G. Alcamo); Ricerca IR in Europa-Simposio europeo (Dott.ssa B. Condorelli)

domenica 5 aprile 2009

Al limite della legalità


Oggi si assiste, spesso, a episodi di continua trasgressione delle norme e, nella fattispecie, quelle concernenti la convivenza civile. Queste azioni sono quelle che evidenziano, maggiormente, il non rispetto della legge. Oltre a ciò vorremmo attenzionare anche tutte quelle azioni illegali che invece appaiono come pratiche buone e giuste. Queste sono le azioni che incidono, pesantemente, sulla prassi educativa delle giovani generazioni. In altri termini, qui ci riferiamo a tutto un modo di gestire il bene comune come cosa privata, la gestione di un ruolo di servizio pubblico come possibilità di elargire privilegi e non come servizio legato a una funzione pubblica svolta in nome dello stato o di una qualsiasi organizzazione. Bisogna chiarire che cosa è legale e cosa non lo è, cioè, quali sono i limiti del lecito e dell’illecito. In altri termini, capire quali sono le categorie oggettive che ci permettono di capire se ci troviamo di fronte ad un’azione legale o illegale. Penso che oggi molti abbiano perso i riferimenti oggettivi della legalità. Si può compiere un’azione illegale anche a fin di bene, mi pare che il machiavellismo sia presente nel DNA di molti uomini del nostro tempo, in particolare in diverse persone che ricoprono anche ruoli di gestione di un servizio pubblico. “Il fine”, anche il più nobile, non può “giustificare i mezzi”. Si può strumentalizzare un’organizzazione o un posto di servizio per ricavarne denaro, prestigio personale, per nepotismo, per fini politici, per la carriera professionale, o altro. Possiamo giudicare illegale solo la strumentalizzazione per fini di lucro? Penso che l’illegalità, in questo caso, consista proprio nell’azione di strumentalizzazione e non solo nella tipologia di profitto che se ne trae. Diremmo che sfruttare un’organizzazione o un posto di servizio per fini di lucro o per scopi politici, genera più indignazione che non la strumentalizzazione per prestigio personale o per la carriera professionale. Quello che voglio evidenziare è il seguente concetto: in ogni caso ci troviamo di fronte ad un’azione illegale tipicamente egoistica e tornacontista, dove si usano le persone come si usano le “scarpe”, un’azione che lede e offende la dignità della persona umana. Il metro del lecito e dell’illecito deve essere sempre la persona umana, la strategia operativa, l’altruismo, questo significa che siamo chiamati a operare sempre per il bene comune. Lavorare per il bene comune, secondo il paradigma dell’altruismo, alla fine, comunque, agevola e mette in vista chi gestisce un’organizzazione o un servizio. Una buona azione gratifica sempre chi la compie, si tratta di operare nel rispetto di tutti e nella garanzia dello spazio altrui. Nell’educazione alla legalità, prima di tutto, bisogna tenere uno stile di vita incentrato sull’etica del bene comune. La prima azione educativa che compiamo è il nostro agire quotidiano, sia come genitori e educatori, sia come responsabili di un servizio o di un’organizzazione. Chi ricopre una funzione pubblica è anche il custode e il garante della legalità, del bene comune, del “minore” in senso lato.

sabato 31 gennaio 2009

i nuovi media e la scuola


Entusiasmante relazione del prof. P.C. Rivoltella al convegno, del 23 gennaio 2009, organizzato dalla sezione UCIIM di Barrafranca sul rapporto tra nuovi media e la scuola. Il professore ha tracciato, sinteticamente, un quadro chiaro sugli attuali mezzi di comunicazione, generalmente intesi come Web 2.0. Questi potentissimi mezzi di comunicazione si vengono a qualificare, pure, come realtà relazionali, anche se in modo virtuale. Molte, quindi, le potenzialità, diversi limiti, ma anche tate risorse, sottolinea il prof. Rivoltella, citando un grande maestro, Freinet, il quale ha saputo essere attento al cambiamento. Infatti il relatore invitava ad attenzionare il nuovo che incalza, sapendo cogliere in esso le grandi potenzialità educative, ovviamente senza mai perdere di vista il protagonista del processo educativo, l’alunno, ma anche quel rapporto relazionale educatore-educando, maestro-allievo, genitore-figli, docente-alunnoecc.