BLOG PERSONALE DI GUGLIELMO BORGIA.
Questo blog nasce come spazio dedicato alla condivisione di idee, progetti, esperienze sull'educazione e la formazione. Un'attenzione particolare è rivolta al rapporto tra educazione e nuovi media
Esemplare esperienza al Mottura di Caltanissetta. è stato avviato un corso di scrittura creativa finanziato con i fondi strutturali. Il corso serve a potenziare le competenze chiave nell'uso della lingua madre, infatti attraverso la scrittura creativa e la narrazione si vuole condurre gli studenti verso l'acquisizione e lo sviluppo di abilità nell'ambito della narrazione.
La scuola nell'ambito della sua programmazione dell'offerta formativa può attivare dei percorsi di educazione alla convivenza civile e alla cittadinanza attiva. Penso che la realtà scolastica debba ripensarsi come comunità educante per offrire un servizio di qualità. La direzione da seguire deve essere quella dell'educazione alla senso della vita e alla valorizzazione della dignità della persona umana, cominciando a concepire l'ambiente in cui viviamo, la TERRA, come realtà prima da custodire. Gli educatori siamo chiamati ad indicare agli alunni direzioni di senso!
L’attuale epoca storica si caratterizza per la rilevanza data alla dimensione della comunicazione, questa sembra essere un elemento preponderante del ventunesimo secolo. Oggi i nuovi media rappresentano un potenziale per la diffusione della parola e la divulgazione d’idee, pensieri, valori. Sovente, però assistiamo a un ciarlare privo di significato. Le parole che si utilizzano appaiono vuote e inadeguate per la veicolazione di quei valori fondamentali di cui dovrebbero essere piene. Anche in ambito educativo si riscontra un uso improprio delle parole. A questo punto ci chiediamo: forse non è il caso di lasciare parlare le parole? Nella risposta a questo interrogativo ci facciamo aiutare da una grande pedagogista, Franca Pinto Minerva.
Vi presentiamo un'esperienza vissuta nella scuola secondaria di primo grado "Verga/Don Milani" di Barrafranca. La prof.ssa Costa Maria da diversi anni ha attivato il laboratorio di Arte e Immagine, "Facciamo bella la nostra scuola". Si tratta di realizzare insieme agli alunni dei murales nelle varie aule. Lo scorso anno alcuni ragazzi, guidati da chi scrive, nell'ambito del laboratorio di mediaeducation come prodoto finale hanno realizzato un video di tutti i murales realizzati nella nostra scuola che nel presente video vi presentiamo.
Oggi c’è il rischio di concepire il bene comune come il bene di tutti che utilizzo per i miei interessi personali. La scuola è un bene comune che giova a tutta la “Comunità Educante”. Pertanto, l’asse centrale attorno al quale deve ruotare la progettazione di un’istituzione scolastica, il fondamento sul quale deve poggiare, deve essere proprio il BENE COMUNE. Se la scuola è un bene per tutta la Comunità, l’educazione deve avere un ruolo centrale, un valore dal quale non si può prescindere. La scuola concepita come bene comune è qualcosa che ci appartiene, quindi, tutti dovremmo adoperarci per contribuire a potenziarla e servircene per il bene di tutti, al fine di dare alle comunità cittadine la possibilità di dotarsi di uno “strumento” qualificato ad alta potenzialità formativa, capace di offrire a tutte le persone pari opportunità per raggiungere i più elevati livelli culturali. Quelli che operano nella scuola sono chiamati a progettare percorsi educativi di cambiamento, che vadano nella direzione della crescita e dell’emancipazione culturale delle persone. Se la nostra prassi educativa non genera cambiamento è fine a se stessa, una scuola è uno “strumento” che ci deve aiutare in tal senso, diversamente anche questa rischia di trasformarsi in realtà autoreferenziale. Oggi ci troviamo in un momento storico particolarmente delicato, in una fase storica nella quale noi educatori, siamo chiamati a raccogliere la “Sfida Educativa” che la società del nuovo millennio ci pone.
Nella nostra prassi educativa non possiamo prescindere dal fare costante riferimento a quattro categorie concettuali:
LA COMPLESSITÀ: oggi siamo in una società complessa, questa, di per sè, non è un limite, la società è diventata complessa perché più dinamica, culturalmente più variegata ed evoluta, per cui, più difficile da gestire, perchè le dinamiche sociali si sono moltiplicate. Quindi, diventa più complicato trovare soluzioni, elaborare progetti significativi verso il bene comune, verso lo stato sociale, verso la scuola, l’economia, la politica, ecc…
IDENTITÀ: l’uomo deve riscoprire la sua ragion d’essere, la sua identità di persona umana. L’Uomo non è un essere vivente come tutti gli altri, prima di tutto è un UOMO, ha un’intelligenza, una ragione, dei sentimenti. L’uomo è quell’essere vivente che è capace di relazionarsi e vivere rapporti sociali.
RELAZIONE: Goleman scrive che “siamo programmati per connetterci”, quindi per entrare in relazione con gli altri. Tutta la nostra esistenza è un continuo relazionarci, non siamo delle “Monadi”!
EDUCAZIONE: come processo che porta l’individuo dal suo stato egocentrico a quello di percepirsi come persona tra persone. L’educazione come processo che attraverso l’arte della maieutica, aiuta una persona a fare uscire l’uomo che c’è dentro di se, un essere capace di pensiero critico, in grado di relazionarsi positivamente con altri essere umani, per essere il “timoniere” della società del ventunesimo secolo. In altri termini, la prassi educativa si può sintetizzare attorno ai tre pilastri dell’educazione: SAPERE, SAPER FARE, SAPERE ESSERE. Questa la mission della scuola del ventunesimo secolo!
C'era una volta un re dell'India del nord che riunì in un posto tutti gli abitanti ciechi della città. Poi davanti ai presenti fece passare un elefante. Lascio che alcuni gli toccassero la testa e disse:"un elefante è così?". Altri poterono toccare le orecchie o le zanne, la proboscide, il dorso, una zampa, il didietro, la coda. dopo di che il re chiese a ciascuno dei non vedenti: "com'è l'elefante?". E, secondo la parte che avevano toccato, quelli rispondevano: "è come un cesto intrecciato... è come un vaso...è come l'asta dell'aratro...è come un magazzino...è come un pilastro...è come una scopa...". Allora-continua il racconto- si misero a discutere, urlando: "l'elefante è così!!...". "No, è così!!...". si scagliarono gli uni sugli altri e si presero a pugni, con grande divertimento del re. (Quale è la morale? Ad ognuno la propria interpretazione.)
La realtà virtuale, oggi, si è evoluta notevolmente, avvicinandosi sempre più a quella reale. Un esempio di ciò è rappresentato da Facebook. Questo ambiente virtuale ha la capacità di mettere in comunicazione e fare interagire, a livello virtuale, diverse persone. FB svolge una notevole funzione a livello materiale e sociale. Ci chiediamo se può essere ipotizzata, anche una funzione educativa. L’ambiente Facebook potremmo definirlo come una grande “Agorà”, dentro la quale si può discutere di tutto, sia di argomenti futili, sia di argomenti di un certo spessore culturale, morale, educativo. In una piazza pubblica si trova di tutto, ma soprattutto si incontrano le persone, e la persona è un valore assoluto, portatrice d’idee, pensieri, valori. Facebook avendo questa connotazione di realtà sociale virtuale può essere studiato come ambiente per educare. Ovviamente l’educazione è sempre il frutto di un rapporto relazionale reale tra un educatore e un educando, non può mai fermarsi a un livello puramente virtuale. L’educazione avviene perché un Io incontra un Tu, che lo aiuta a fare uscire quello che potenzialmente c’è già in lui. Allo stesso tempo, però, ritengo importante che la comunità scientifica, la scuola e le altre realtà educative (la famiglia, la Chiesa, le associazioni) si debbano interrogare sulle possibilità che Facebook può offrire anche a livello educativo, in altri termini, se su FB si incontrano persone (anche se in modo virtuale) credo si possano veicolare, pure, contenuti educativi.